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Il territorio abruzzese è naturalmente predisposto alla vitivinicoltura, collocato com’è tra il mare Adriatico e i massicci del Gran Sasso d’Italia e della Majella, nell’ambito dei quali si snodano tre Parchi Nazionali e più di dieci tra riserve nazionali e regionali.
L’Abruzzo infatti può essere suddiviso in due zone: quella interna montuosa, che costituisce oltre il 65% dell’intero territorio regionale, e quella litoranea con l’ampia fascia collinare.
Il clima si presenta piuttosto mite sul versante appenninico rivolto all’Adriatico, più continentale quello dei bacini interni.
Nel complesso quindi si uniscono i vantaggi di una buona piovosità e di un’elevata insolazione ad un clima generalmente mite.
Gli imponenti massicci del Gran Sasso e della Majella, siti a breve distanza dal mare (tra 30 e 40 minuti di automobile), generano forti escursioni termiche tra giorno e notte che, associate ad una buona ventilazione, garantiscono alla vite un microclima ideale per vegetare e produrre uve di straordinaria qualità.
È nota per la natura incontaminata dell'Abruzzo, caratteristica che è valsa a questa terra l'appellativo di "Regione verde d'Europa", ma in pochi sanno che la viticoltura è praticata in questo territorio sin dai tempi degli Etruschi i quali introdussero la vite tra il VII e VI secolo a. C. Testimonianze ci giungono da scrittori e storici come Polibio di Megalopoli, Plinio il Vecchio e Andrea Bacci.
La coltura delle vite, quindi, si è tramandata e consolidata nel corso dei secoli facendo oggi di questa regione la quinta produttrice nazionale (la precedono Veneto, Emilia Romagna, Sicilia e Puglia).
La valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni autoctoni più importanti, il Montepulciano in modo particolare, unita ad una nuova generazione di enologi e di imprenditori vitivinicoli, rappresentano oggi i punti di forza dell’enologia abruzzese.
Lo dimostra la crescita qualitativa supportata dall’interesse della critica e del mercato e dai successi riportati ogni anno nei concorsi nazionali ed internazionali.
Abruzzo e Olio - Una Storia Millenaria
Virgilio attesta la presenza dell'olivo nella Marsica, mentre Ovidio ne documenta la produzione nella Valle Peligna. Nell'età imperiale, inoltre, numerosi sono gli scambi commerciali tra i Municipi Romani della nostra regione (Anxanum, Histonium, Cluviae l'attuale Piano La Roma di Casoli, Interamnia, ecc.) e l'Urbe, basati, soprattutto su prodotti agricoli quali olio, vino e cereali. Le misure protezionistiche adottate da Roma favoriscono una espansione dell'olivicoltura ed anche dell'industria olearia, con il fiorire di numerosi trapetum, di cui una splendida testimonianza si rinviene a Pennapiedimonte (CH).
Gran parte delle produzioni olivicole abruzzesi derivano da sole tre varietà quali il Gentile di Chieti, la Dritta e il Leccino, alle quali fanno da cornice numerose altre varietà locali. In provincia di Chieti oltre alla Gentile di Chieti troviamo nebbio, intosso, cucco; dritta e toccolana sono le varieta' maggiormente diffuse nel Pescarese; mentre frantoio, tortiglione e castiglionese nel Teramano; la varieta' leccino e' diffusa un po' su tutto il territorio.
Una tale diversità di cultivar unitamente alla variazione del clima portano a differenti varietà di extravergine: oli dal profumo leggero e delicato (zone collinari), oli dal gusto intenso fruttato leggermente piccante e amaro (zone interne) e tanti altri di gusto diverso.
L'elemento decisivo per la scelta è diventata la tipicità del prodotto, legata all'origine geografica, alla composizione varietale, ai tradizionali metodi di raccolta e lavorazione. L'olio prodotto ha qualità eccellenti, circa 250000 quintali l'anno in media, al quinto posto in Italia, con circa 9 milioni di piante su circa 47000 ettari.
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